Servizi ai Minori Privati dopo la Quarantena

L’attuale situazione di quarantena e le prospettive di Distanziamento Sociale da attuare nei prossimi mesi rischiano di mettere in crisi una tipologia di servizi – quelli dedicati ai minori – di estrema utilità per le famiglie e Strategici per molte Cooperative. Mi riferisco ad attività come Asili nido privati, Doposcuola, Centri Estivi, Servizio di Aiuto Compiti, Educatori domiciliari, visite ambulatoriali a carattere psicologico, ecc…

Anche negli anni precedenti, occuparsi di minori per gli Enti del Terzo Settore, era una scelta più eroica e coraggiosa che redditizia: pochi contributi statali, numero di nascite in forte calo, concorrenza di associazioni che impiegavano personale non specializzato a basso costo, lavoro nero, ecc…

Ora l’emergenza Coronavirus ed il conseguente “Distanziamento Sociale” sembra complicare ancora di più la situazione: non sarà più pensabile, almeno in un primo periodo, proporre mega Centri Estivi o doposcuola con 20-30 bambini!!

Non calerà però la domanda perchè i genitori torneranno al lavoro e manifesteranno la necessità di trovare qualcuno che provveda alla cura dei propri figli.

UN DELICATO EQUILIBRIO CHE RISCHIA DI ROMPERSI

Fino ad ora tutti i servizi per minori si sono basati su un delicato equilibrio tra qualità della prestazione e accessibilità. Le strategie adottate da Cooperative e Associazioni per mantenere questo equilibrio, proponendo quindi orari flessibili a prezzi accessibili, erano essenzialmente due:

  • Puntare su un alto numero di partecipanti
  • Ridurre l’incidenza del costo del personale (attività di volontariato, accesso a bandi e contributi, assunzione di personale non qualificato, ed altri metodi non sempre leciti o perlomeno eticamente corretti).

Il vero problema ora, è che l’emergenza Coronavirus porta con sè la necessità di un distanziamento sociale che rischia di mettere in crisi entrambe queste strategie.

DIFFICILE DIMINUIRE IL NUMERO DI ACCESSI SENZA ALZARE I COSTI

Diventa difficile per una società sportiva pensare di proporre allenamenti con un massimo di 5- 6 bambini per un allenatore: ammesso e non concesso che si sia in grado di reperire nuovi allenatori, la società sportiva dovrebbe come minimo raddoppiare i costi per garantire questo nuovo rapporto numerico, rendendo il servizio inaccessibile per una famiglia media. Lo stesso ragionamento vale per molti altri servizi, come i Doposcuola, i Centri Estivi, ecc… soprattutto perchè sappiamo già che i prossimi mesi che ci attendono non saranno facili dal punto di vista economico per molte famiglie.

NECESSITA’ DI PERSONALE QUALIFICATO

Non sembra plausibile nemmeno pensare di ridurre il costo del personale. Per prima cosa perchè stiamo già parlando di una categoria, quella degli educatori, con un alto tasso di scolarizzazione e una paga inferiore a molti altri: spesso un educatore laureato percepisce il 30% in meno di un’operaio diplomato. Un secondo motivo è che questa situazione di crisi va gestita da personale con adeguate competenze e professionalità: servono protocolli da rispettare, misure igienico sanitarie e capacità di gestire situazioni complesse.

LA RICERCA DI IDEE NUOVE: UNA RESPONSABILITA’ CONDIVISA

Da qualunque punto la si guardi, insomma, il mondo dei servizi ai minori sembra avvolto da una nube di incertezza e preoccupazione verso la quale istituzioni, società civile e terzo settore sono chiamati a intervenire. In che modo? nelle prossime righe provo ad ipotizzare alcune proposte.

ISTITUZIONI: norme chiare e sostegno economico

Il primo passo credo tocchi alle Istituzioni. Mai come in questo momento c’è bisogno di regole chiare che possano garantire un orizzonte progettuale superiore ai 15 giorni che in qusto momento intercorrono tra un provvedimento governativo e l’altro. Passata questa fase di continua emergenza, è il momento di iniziare a pensare che questa situazione potrebbe, almeno per i prossimi mesi, diventare la nostra quotidianità; ed allora è fondamentale capire cosa si può fare e cosa no, è fondamentale fissare dei “paletti” entro i quali associazioni e Cooperative possano provare ed individuare delle soluzioni per venire incontro alle esigenze delle famiglie.

Un secondo aspetto, quanto mai auspicabile, è il sostegno economico che le Istituzioni devono poter garantire a quegli “adorabili pazzi” che si prendono la briga di organizzare un Doposcuola garantendo le norme e la tutela di educatori, bambini e famiglie. Un sostegno che sicuramente non renderà ricche le Cooperative e le Associazioni ma permetterà di gravare meno sul bilancio delle famiglie.

SOCIETA’ CIVILE: Attenzione e Senso di Responabilità

Il secondo punto riguarda tutta la società civile: per organizzare servizi per minori accessibili alle famiglie potrebbero servire nuovi spazi, maggiore personale volontario, risorse economiche garantite da Aziende e Organizzazioni for profit. Il futuro delle nuove generazioni dipende in larga parte dall’attenzione che il “mondo degli adulti” saprà garantire.

FAMIGLIE: flessibilità

Le famiglie saranno chiamate a co-progettare nuovi servizi e nuove modalità operative partendo da un concetto chiave: “non è detto che tutto sarà uguale a prima”. Potrebbero esserci servizi completamente rivoluzionati, modalità di accesso diverse e probabilmente nuove. Alle famiglie è chiesto il grande sforzo di provare ad adattarsi e al tempo stesso di provare ad innovare al fianco di Associazionie e Cooperative.

TERZO SETTORE: Seminare subito.

Ancora una volta, la parte del leone la faranno Cooperative e Associazioni che saranno chiamate a un ernome sforzo progettuale per cercare di trovare formule e modalità nuove per garantire alle famiglie servizi di qualità. In questo momento – 16 aprile 2020 – la situazione è ancora troppo fumosa per iniziare a concretizzare qualche nuova idea, quello che però gli Enti del Terzo devono a mio avviso cominciare a fare è iniziare a “seminare” oggi per farsi trovare pronti nel momento in cui qualche attività potrà effettivamente ripartire.

Questo è il momento di investire risorse e tempo in momenti creativi. Questo è il momento di trasformare le sollecitazioni negative che provengono dall’esterno in risorse e opportunità.

INNOVARE IN QUARANTENA

Questa fase di semina a mio avviso passa attraverso tre linee strategiche

  1. AGGIORNAMENTO CONTINUO. Non si sa ancora come saranno i nuovi servizi educativi, la cosa certa è che qualcosa dovrà cambiare, ecco perchè è meglio non farsi trovare impreparati.
  2. COLTIVARE LE RELAZIONI. Nuove soluzioni arrivano solo dal confronto con altre realtà. E’ vero che si è costretti a rimanere a casa ma niente vieta di pianificare video riunini, telefonate, messaggi con colleghi anche loro invitati ad affrontare lo stesso scenario di incertezza. vale la pena citare ancora una volta l’idea del “concorre” come un “correre con”, cioè assieme, piuttosto che un “correre contro”.
  3. SFRUTTARE LA TECNOLOGIA. L’idea di far un ricorso massiccio alla tecnologia sembra quasi banale in questo momento in cui si fanno videochiamate per ogni cosa tra cui salutare i parenti, riunioni di lavoro, o semplicemente per allenarci a casa, ec…

Personalmente credo che questo “abuso” della tecnologia, non smetterà certo con la fine del Lockdown. Questa emergenza ci ha insegnato ad usare le videochiamate e non torneremo certo indietro.

Anche in un’ auspicabile ritorno alla normalità, anche in assenza di distanziamento sociale, continueremo ad usare Zoom e Skype…e allora perchè non approfittarne?

Si tratta essenzialmente di cambiare paradigma passando dal “accontentiamoci della videochiamata” al più inniovativo “vediamo cosa può nascere da una videochiamata”

COLTIVARE NICCHIE DI MERCATO. Una delle principali obiezioni che mi sento dire è che in questo momento vi sono utenti non abituati a gestire nuove tecnologie o con difficoltà tali (ritardo mentale, difficoltà visive, economiche, ecc…) per cui è sconsigliabile un utilizzo massiccio della tecnologia. Concordo anche io su questo aspetto, d’altro canto, però, sappiamo che ci sono altre tipologie di utenza che non hanno questo tipo di limitazioni e addiritutra si trovano a loro agio con la realtà virtuale. Penso all’enorme spinta attuata negli ultimi dieci anni da pedagogisti e genitori per l’utilizzo del computer per bambini con DSA; penso al problema gravoso di adolscenti chiusi in camera con il computer (Hikikomori), oppure, più banalmente, dell’utilizzo intensivo del cellulare fatto dalle nuove generazioni o al tablet acquistato per il bambino di 5- 6 anni “così sta buono mentre noi usciamo al ristorante”…E allora perchè non sperimentare con loro nuove opportunità e servizi?

UNA PROVOCAZIONE RIVOLTA AL FUTURO

Chiudo con una personale provocazione che vuole provare a riassumere il senso di questo articolo nella speranza che possa essere d’aiuto per avviare una riflessione sugli scenari futuri dei servizi ai minori.

Siamo sicuri che sia davvero irrealizzabile in futuro affiancare ai tradizionali servizi delle Cooperative, nuove proposte nate da un uso massiccio della tecnologia? pensiamo sia irrelizzabile ipotizzare un servizio di aiuto compiti a distanza tramite videochiamate? oppure visite protette effettuate tramite skype? Io credo di no.

Io sono convinto che seminando bene in questo periodo così particolare, alcune realtà del terzo settore potrebbero trovarsi con nuovi centri costo, una volta terminato il distanziamento sociale. E non solo: potremmo avere famiglie fino ad ora in difficoltà che finalmente delle risposte nei nuovi servizi proposti dalle Cooperative.

Non si tratta di soppiantare i servizi tradizionali. Si continuerà a proporre Doposcuola, Asili nido, Centri estivi, ecc…si tratta di pensare se non sia il caso di affiancare a questa tipologia di servizi,nuove opportunità – per le imprese sociali e per le famiglie – nate proprio in questo periodo di Quarantena e di Dstanzialmento Sociale.

Proprio come nella famosa scena del film Apollo 13, il Coronavirus ha chiuso gli educatori in una stanza e li invita a far passare la scatola quadrata per il foro rotondo….e non è detto che la soluzione trovata serva solo per questo periodo di Quarantena.

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