Dieci idee sull’Innovazione Sociale

Fare Innovazione Sociale è un affar serio. Si tratta di concretizzare idee e soluzioni che siano buone per la Società, senza avere come prima vocazione l’ottenimento di un profitto.

Il fatto di non puntare esclusivamente al profitto da un lato è visto come un aspetto nobilissimo, dall’altro pone delle restrizioni che rendono l’Innovazione Sociale una grande sfida.

In questo articolo provo a dare alcuni suggerimenti per provare a vincere questa bellissima sfida.

1) ASCOLTARE LE PERSONE

Ho visto decine di bellissimi progetti fallire perchè calati in contesti sbagliati o semplicemente perchè soddisfavano esigenze che non venivano percepite come emergenze. L’innovazione sociale deve a tutti i costi partire dai mal di pancia delle persone.

2) NON ASCOLTARE LE PERSONE

Nel 2000 usavamo il telefono di casa con la cornetta, il telecomando della Tv, le macchinette fotografiche con il rullino, le cineprese, le bussole, gli atlanti stradali e nessuno si sognava di sostituire tutti questi apparecchio con una scatola di 10 cm da tenere in tasca chiamata smartphone. Una frase di Henry Ford mi ha sempre colpito:

“se avessi chiesto ai miei clienti cosa desideravano, mi avrebbero risposto che volevano un cavallo più veloce”

L’innovazione Sociale allora, deve partire dal mal di pancia delle persone, ma per essere innovativa deve anche avere il potere di immaginare qualcosa di nuovo.

3) ASCOLTARE I PROPRI COLLABORATORI

Molte iniziative ora diventate solide realtà, sono nate da piccoli esperimenti lanciati dal “collaboratore x che fatalità sapeva anche fare y”.

  • Penso al laboratorio di musica per disabili nato perchè l’operatore sapeva suonare la chitarra e poi, visto che il progetto sembrava funzionare, ha deciso di studiare per diventare musicoterapeuta.
  • Penso al laboratorio sportivo dentro al doposcuola iniziato perchè un volontario nel tempo libero tirava di scherma.

La potenzialità creative del terzo settore sono infinite proprio perchè al proprio interno vi sono professionisti che non smettono mai di aggiornarsi.

4) RILEGGERE LA PROPRIA STORIA

Spesso Cooperative e Associazioni sono così prese dalla propria quotidianità che si dimenticano di “conservare” le proprie esperienze passate rischiando di ricorrere negli stessi errori.

5) INNOVAZIONE? SI, MA GOVERNATA DA UNA STRATEGIA

Per fare innovazione l’organizzazione deve essere disposta a fare degli investimenti in termini di tempo, tecnologie, coonscenze, ecc…. Questi investimenti vengono approvati dalla governance che è anche tenuta a palesare quali siano le motivazioni che spingono a fare innovazione sociale e concretizzarli in un piano strategico.

In assenza di una strategia il rischio forte è quello di giungere a soluzioni che portano l’organizzazione a compiere enormi sforzi non funzionali all’organizzazione stessa.

6) COINVOLGERE: LA PASSIONE MUOVE LE MONTAGNE

Nel mondo del terzo settore molto spesso i fondi sono pochi, non tutto si può pagare. Il volontariato è alla base di molte iniziative, ed il volontariato non vive su motivazioni economiche, ma si nutre di passione e buona volontà. Sono i genitori che hanno a cura i loro figli i primi a proporre un doposcuola, un centro estivo, ecc… sono gli appassionati di musica i primi ad organizzare un concerto…e lo fanno gratuitamente.

7) LO STATO NON PUO’ ESSERE IL SALVATORE

Spesso capita di pensare ad eventi e poi trovarsi alla ricerca di fondi…e qui la soluzione è sempre la stessa “vuoi che il Comune non ci finanzi una cosa del genere?”

La risposta è NO! Il comune non ti finanza una cosa del genere perchè i soldi ormai non li ha…

Viviamo in uno Stato dove la spesa pensionistica, sanitaria e scolastica assorbono la totalità del gettito fiscale.Quello che rimane ai comuni è poca cosa e sarà sempre meno…quindi se si pensa di organizzare un evento e risolvere la questione economica con la classica soluzione “beh’ per questo si va a battere cassa in Comune” personalmente penso che si è sulla cattiva strada. megli andare al punto 8

8) IL BUSINESS NON PUO’ MANCARE

Spesso nel terzo settore si ha una visione distorta delle aziende profit: o sono viste come mucche da mungere (e giù di richieste di sponsorizzazioni per una buona causa) oppure vengono viste come il diavolo in persona da evitare il più possibile. La realtà è che nel 2020 non è possibile pensare ad un vero progetto di innovazione sociale che non coinvolga anche realtà profit. E in quanto realtà profit hanno tutto il diritto di ricavare profitto dalla loro azione.

Qualche esempio?

  • Organizzare un percorso di nordic walking che attraversi i principali negozi del paese;
  • Pensare ad un cineforum invitando i bar del paese a presenziare con un loro gazebo.
  • realizzare un doposcuola dove le educatrici possano utilizzare come blocchi di appunti sponsorizzati dalla cartoleria del paese

9) NON CORRERE DA SOLI

Premetto che in questo punto sarò assai provocatorio e probabilmente troppo estremista, però a mio avviso uno dei più grandi ostacoli allo sviluppo di nuovi progetti ed iniziative nel Terzo Settore è proprio la concorrenza che nasce tra imprese sociali negli stessi territori.

Una concorrenza – sempre estremizzando – che non è protesa a proporre qualcosa di nuovo ma a conservare e difendere propri ambiti di competenza: mi riferisco in particolar modo alla gestione di servizi storici quali Case per Anziani, Centri Diurni, Asili nido, ecc… dati in affidamento dallo Stato tramite Bandi di gara.

Nel terzo settore non ci sono nuovi clienti da conquistare, spesso ci sono bandi da conservare e casomai da provare a “rubare” alla concorrenza. In questo clima, è difficile pensare di poter immaginare una collaborazione per nuove progettualità tra le stesse Cooperative che ogni 2-3 mesi si trovano a “competere” per la gestione di un servizio piuttosto che un’altro.

Personalmente, come ho scritto in un’ altro articolo, sono convinto che solo attraverso la collaborazione e la condivisione tra diverse realtà il Terzo Settore potrà essere realmente innovativo.

10) DEDICARE DEL TEMPO ALLA COMUNICAZIONE

Il mondo del sociale è l’unico che ha il dovere, oltre che il diritto, di far sapere al mondo tutto quello che fa; e questo non per un senso di controllo esterno, ma perchè parla di persone, di storie di persone, e soprattutto perchè troppo spesso è un mondo settoriale, sconosciuto, nascosto alla massa.

Mi capita spesso di accorgermi che quando io o altri colleghi raccontiamo fatti, aneddoti, del nostro lavoro in cooperativa o in qualche casa di riposo, le persone sembrano inebriate da queste storie: sono di fronte a qualcosa di nuovo per loro, qualcosa che li attrae in maniera quasi “calamitosa”… le storie del terzo settore vanno raccontate e spiegate a tutti, sono un patrimonio della nostra società che non possiamo ignorare…

Il tempo che dedichiamo alla comunicazione delle storie che accadono nelle nostre associazionie Cooeprativa è un regalo che stiamo facendo a tutta la società.

Al tempo stesso, se il mondo sapesse dei miracoli che ogni giorno avvengono nei nostri centri, probabilmente avremmo molti meno problemi a reperire fondi o a chiedere aiuti.

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