Recentemente una recruiter mi faceva notare come, nell’era dell’intelligenza artificiale, i CV rischino di assomigliarsi sempre di più. Più ci pensavo, però, più mi rendevo conto che forse il problema non nasce con l’AI. Forse il CV aveva iniziato a perdere significato già prima.
1) È cambiato il lavoro
Fino agli anni 2000 valeva il detto “trova un posto fisso e restaci fino alla pensione”. Ora il mercato del lavoro è più fluido e sempre più spesso ogni 5-6 anni in media si cambia lavoro.
Molte aziende, di conseguenza, cercano il lavoratore fatto e finito (Plug And Play), non la persona da formare e da far crescere. Si cercano i migliori a fare quella specifica mansione: ed è quella, e solo quella, che l’ azienda vuole vedere sul cv.
2) È cambiato il Cv
In passato conteneva tutte le esperienze lavorative (1 o 2 al massimo) ora la tendenza è di indicare solo le esperienze significative per la Job Description. Questo per rendere il cv più snello e più centrato sulle esigenze dell’azienda.
Se il CV deve diventare sempre più sintetico per esigenze di tempo, allora rischia di perdere proprio ciò che dovrebbe raccontare: la storia professionale del candidato.
3) L’ illusione delle soft skills
Da anni le aziende hanno capito che non bastano le competenze tecniche, servono persone, servono capacità relazionali, di negoziazione, ecc.
Tutto ok, tutto giusto…ma queste cose non le scopri se nel cv il candidato ti scrive che ha giocato a pallavolo!!
Al massimo lo puoi intuire se gli chiedi in che ruolo giocava e soprattutto che ruolo di pallavolo interpreta nei contesti lavorativi…
c’è un mare di autostima tra il voler fare il libero o l’ opposto!!
Il punto è che una soft skill non si dichiara, si osserva nei comportamenti e nelle risposte del candidato.Ma queste non sono cose da cv, queste sono cose da colloquio. Tutti sanno “lavorare in team” nei cv!)
4) DATABASE DA RIEMPIRE
Una cosa davvero frustrante per il candidato è il tempo che si perde per scrivere sempre le stesse cose.
Mi spiego meglio: vuoi candidarti per l’azienda Alfa? Vai nel suo sito, trovi il link “lavora con noi” e ti si apre un simpaticissimo form di 150 campi dove scrivere il tuo cv. Si, sempre lo stesso cv che poi alla fine gli alleghi.
Azienda beta? Sito > lavora con noi > 150 campi…E così via.
Onestamente, ho capito che uno cerca lavoro, ma fidatevi che alla terza azienda ci si sente un po’ preso in giro…La soluzione? Compilare metà di quei campi o non inviarlo proprio il cv…
I curriculum maschera

Alla luce di queste considerazioni se una volta il cv era una fotografia reale del candidato ora è una maschera. Il candidato oggi non racconta chi è: ritaglia ciò che serve e cuce ciò che conviene.
Poi, stranamente, i cv si assomigliano tutti…strano!
E allora che fare?
Io non ho il cappello a cilindro e non è detto che riesca a tirarci fuori un coniglio, però forse, un’idea ce l’ avrei
Torniamo al libretto del lavoro.
Si, non sto scherzando: una semplice legge che obbliga le aziende a segnalare l’ assunzione e la dimissione del lavoratore al centro per l’impiego.
Un registro online, consultabile dalle aziende solo su permesso del lavoratore (la privacy per carità) che le autorizza a vedere TUTTE le esperienze lavorative. Nel mio caso anche le 4 stagioni estive fatte in fabbrica ai tempi del liceo!! Che lo so che non contano niente per un HR frettoloso, ma io me le ricordo bene e direi che è il momento di ridargli un po’ di dignità!
Con un registro unico, torneremmo ad avere cv veri, autentici, ed evitiamo la ripetizione dei 150 campi!! Il vantaggio sarebbe duplice: il candidato non dovrebbe più riscrivere cento volte la propria storia professionale e l’azienda avrebbe accesso a informazioni complete e verificate.
Cosa dovrebbero fare aziende quando cercano personale? Aprono una call e i candidati rispondono autorizzandole a consultare il loro registro unico.
Si potrebbe anche mettere un limite al candidato: non puoi autorizzare piu di 5 aziende a settimana. Cosi evitiamo il fenomeno di “un cv unico e lo spammo a tutti“.
Nel registro unico mancano le soft skills? Vero. Però forse non è il cv lo strumento per osservare le soft skills. per quello c’è il colloquio.
Direi che è il momento di tornare a fare colloqui di un’ ora, forse anche due. E soprattutto di persona e non (solamente) online.

Il lavoro oggi dura cinque o sei anni, come certi matrimoni.
Ma nessuno si sposa senza essersi bevuto almeno uno spritz insieme.
Ecco: il CV non è lo spritz. Il colloquio sì.