Le cinque leve strategiche delle Cooperative Sociali

Le cinque leve strategiche delle Cooperative Sociali

La nascita delle Cooperative Sociali

“Tutte le organizzazioni vengono create e mantenute in esistenza al fine di raggiungere qualcosa. Ogni organizzazione – Walmart, Procter & Gamble, Instagram, Google, la Harvard University, la Chiesa Cattolica, Il Ministero dell’Agricolutura, il piccolo negozio – esistono per un fine. Quest’ultimo può essere riferito a un obiettivo o a una missione generale.

“(ORGANIZZAZIONE AZIENDALE. – DAFT, 2017).

Supponiamo che una donna viaggiando su una strada solitaria si imbatte in un masso che gli impedisce di proseguire. Dopo aver constatato che da sola non riesce a spostare il masso egli attende che sopraggiungono altre persone anch’esse interessate a sgomberare la strada. Ecco allora che sopraggiungono anche i Commercianti di alcuni negozi vicini che con il masso sulla strada vedono diminuire l’afflusso dei loro clienti. L’uomo fermo e i commercianti decidono di chiamare un contadino, pur non aveva particolari interessi su quel masso, decide di partecipare all’operazione a fronte di un compenso economico.”

Questa parabola – presa dal libro Giuseppe Bonazzi, COME STUDIARE LE ORGANIZZAZIONI (il Mulino) – spiega abbastanza bene come nascono le organizzazioni, soprattutto le Cooperative Sociali.

DONNA. Quando alcune persone in difficoltà assieme ai loro parenti cercano una soluzione ai loro problemi possono trovare nella Cooperazione sociale alcune risposte.

Qualche anno fa ho avuto il piacere di partecipare alla realizzazione del libro “la mia eredità” che racconta la nascita di una cooperativa sociale negli anni 70; il libro è dedicato ad una mamma di due figli disabili che lotta per la costituzione di una Cooperativa Sociale per garantire un futuro migliore ai suoi figli e a tutte le persone con disabilità dell’est veronese. Questo è un chiaro esempio di come la “base di partenza” sia proprio le necessità che partono dal basso, dagli utenti, dalle pesone che maggiormente hanno bisogno di cura. Va da se che se per qualche motivo dovesse mancare la problematica (persona disabile scomparsa prematuramente, figli ormai diventaiti grandi che non necessitano più del doposcuola, ecc…) la motivazione potrebbe venir meno.

“i nostri figli hanno bisogno di un doposcuola.

Creiamo una cooperativa sociale che organizzi il doposcuola”

COMMERCIANTI. Non sempre la base di partenza sono gli utenti ed i loro famigliari. Capita, più spesso di quel che si può pensare, che diverse realtà sociali ed economiche (altre ETS, istituzioni, organizzazioni for profit, ecc…) possano decidere di condividere risorse per dare risposte a problematiche di interesse generale. In questi casi l’attenzione agli aspetti economici è maggiore, il focus non è solamente sull’ambito di intervento ma anche sulla possibilità o meno di generare profitti. E’ più facile, in questi casi, vedere la Cooperativa in futuro muoversi su diverse aree di intervento.

“il doposcuola gestito da volontari non può più continuare, eppure sono tanti i bambini che frequenterebbero il doposcuola.

Anche l’assessore si è reso disponibile a darci una mano. dai, creiamo una cooperativa Sociale che organizzi il doposcuola”

CONTADINO. Il terzo caso è quando a scintilla che da il alla Cooperativa parte direttamente dal personale che poi sarà impiegato nel nuovo servizio. La cooperativa diventa anche una risposta ad una loro esigenza economica. Il contadino è disposto a mettere in gioco le sue competenze e le sue risorse a fronte di un compenso.

“siamo quattro educatrici e due psicologhe da sempre innamorate degli adolescenti e pre-adolescenti.

Creiamo una cooperativa sociale che organizzi il doposcuola”

I tre casi appena citati sono punti di partenza diversissimi che molto spesso coesistono tra i soci fondatori di una cooperativa sociale. Parliamo di tre anime diverse, di tre motivazioni diverse, tutte equalmente condivisibili. Queste tre motivazoni, saranno quelle che guideranno la Cooperativa nella sua storia.

Per fare maggiore chiarezza, immaginiamo cosa potrebbe succedere dopo un paio d’anni di apertura del doposcuola citato come esempio nel caso in cui dovessere esserci delle difficoltà economiche:

  • qualcuno potrebbe spingere per razionalizzare le ore del personale per limitare il loro costo e non alzare la retta mensile (DONNA)
  • altri potrebbero proporre di aprire un nuovo doposcuola in un’altro paese aumentando il fatturato e diminuendo l’incidenza dei costi generali (COMMERCIANTI)
  • i soci lavoratori probabilmente proporranno un aumento della retta mensile (CONTADINO).

Cinque leve Strategiche

Cercando di concretizzare, allontanandoci quindi dalla metafora iniziale, appare evidente come la donna rappresenti gli utenti, i commercianti il territorio e il contadino il personale.

Queste tre motivazioni, che chiameremo leve, guiderranno le Cooperative nelle loro scelte e che, con il passare del tempo, veranno affiancate da altre due finalità che sono tipiche di organizzazioni più strutturate: la spinta all’innovazione e la performance economica.

Innovazione.

Nel momento che alcuni servizi si consolidano, potrebbe essere conveniente per la cooperativa attivare dei nuovi servizi ad essi collegati. Il termine innovazione prevede una modifica dell’esistente, ecco perchè non può essere tra le leve iniziali.

“potremmo pensare anche ad un centro estivo per l’estate”

Performance economica.

Quando l’organizzazione raggiunge determinati volumi d’affari, le esigenze di sostenibilità potrebbero diventare preponderanti nell’implementazione di obiettivi e piani strategici.

Con il passare del tempo la Cooperativa assume sempre più il concetto di Impresa Sociale e, pur non dimenticando la sua mission verso l’interesse generale, inizia ad adottare tecniche e strumenti tipici di imprese for profit (controllo dei costi, budget, business plan, controllo di gestione, marginalità, ecc…)

“non possiamo più accompagnare a casa i ragazzi, non è sostenibile”

Ecco dunque che le leve strategiche diventano cinque e si possono riassumere nella seguente tabella.

LEVA STRATEGICAPOSSIBILI AZIONISI ATTIVA SE…
UTENTI
– miglioramento delle condizioni di vita
– valorizzazione delle abitiltà residue
lo propone un famigliare
TERRITORIO
– Ricerca di bandi e finanziamenti pubblici e privati)
– ascolto del territorio (focus group, dialoghi con le istituzioni)
– attività di rete
glielo chiede l’assessore
esce sul Portale Mepa
PERSONALE
– miglioramento delle condizioni di lavoro
– benefit aziendali
– Assemblee dei soci
lo propone un dipendente
INNOVAZIONE

– valorizzazione delle risorse interne
– miglioramento del prodotto
migliora un servizio già attivo
ECONOMICA– ricerca di maggiore reddività
– controllo dei costi
– aumento del fatturato
– aumento delle quote di mercato
è stato approvato da chi fa controllo di gestione
riduce i costi

Un Pentagono irregolare: l’eterogeneità delle Cooperative.

“da dove partiamo? dalla richiesta dell’assessore o da quelle dei genitori?

guardiamo il bilancio o le richieste emerse nell’assemblea dei soci?

l’utile lo accontoniamo per il nuovo progetto o facciamo un ristorno-soci? “

Luca Fazzi nell’ articolo “la fatica di essere cooperativa sociale oggi” (Animazione Sociale 08/2023) si interroga se sia mai esistito una cooperazione sociale come soggetto distintivo e giunge alla conclusione che:

Oggi la realtà è che ci sono divesi modelli che stanno insieme come forma, ma poco altro. basti pensare alle grandi cooperative che operano su più territori per aumentare il fatturato, alle cooperative a vocazione occupazionale, ad altre con finalità di produzione e generazione di valore non solo per i soci, ma per la comunità. Alcune cooperative sono un braccio esecutivo del pubblico, altre operano nella vendita di servizi al mercato come normali imprese no profit. il panorama è così frastagliato che è veramente difficile trovare minimi comuni denomicatori che riguardino aspetti di sostanza e non siano nominalie e formali.”

A mio avviso tutta questo panorama frastagliato è proprio frutto di una diversa attivazione di queste cinque leve. Cinque leve molto diverse tra di loro che contraddistinguono ogni Cooperativa, la caratterizzano e ne permettono costituire una propria identità.

Molto spesso, infatti, queste cinque leve generano conflitti o situazioni di stasi (non decisione per assenza di un obiettivo comune):

Gli utenti di un Centro Diurno, vorrebbero l’apertura di 365 giorni all’anno, e sappiamo benissimo che questa opzione non piacerà al personale.

Un nuovo progetto innovativo probabilmente richiederà qualche anno prima di raggiungere il punto di pareggio e in alcuni casi non è detto nemmeno che ci si riesca generando problematiche di sostenibilità.

Nel momento che parte una nuova collaborazione con una attività commerciale, va trovato un equilibrio in merito all’ impegno del personale, spese sostenute, e il grado di coinvolgimento degli ospiti….e così via, gli esempi potrebbero essere infiniti.

Questa cinque leve dunque, coesistono dentro ogni cooprativa ma in misura diversa. E’ utopistico pensare di attivare tutte e cinque contemporaneamente queste leve strategiche.

In alcuni casi possibile, certo, ma non credo possa essere la prassi di ogni progetto e Servizio. In conslusione, mi si permetta la metafora: “Ogni Coopeativa Sociale è un pentagono irregolare“.

Sono Gabriele Destrini e mi occupo di Formazione e Consulenza per Imprese del Terzo Settore. Se questo articolo ti è piaciuto o ha scatenato in te alcune domande, mi puoi scrivere: info@gabrieledestrini.it

Gabriele Destrini Consulting